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Posts Tagged ‘Wing Tsun’

Questo weekend i ragazzi di Wing Tsun Milano si sono allenati duramente per due giorni al Parco Solari (Giardini Don Giussani) a Milano per preparasi ai prossimi esami per il passaggi di grado. Sono stati due giorni di allenamento incentrati sui programmi di Pushing & Pulling che mettono assieme tecniche di forme del Wing Tsun molto avanzate.

Ci vediamo martedì in palestra per continuare il lavoro svolto nel weekend !

 

Wing Tsun in Parco Solari

Wing Tsun in Parco Solari

Wing Tsun in Parco Solari a Milano

Wing Tsun in Parco Solari a Milano

Wing Tsun in Parco Solari a Milano

Wing Tsun in Parco Solari a Milano

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Segue in questo post la traduzione dell’editoriale dell’intervista del Prof. Kernspecht riportata su Wing Tsun Welt Online:

http://www.wingtsunwelt.com/content/WingTsun-–-yesterday-and-tomorrow-•-Interview-instead-editorial-–-part-4?language=en

Si ringrazia per la traduzione Si-Hing Davide Monticelli !

Intervista Keith Kernspecht

Intervista Keith Kernspecht

Tu spesso distingui il Wing Tsun o Wing Chun che conosciamo e quello che non conosciamo, quello che per te è già una realtà come visionario e sviluppatore, e con i tuoi esperimenti, ma che per la maggior parte dei tuoi studenti che non sono giorno per giorno in contatto con te rimane una promessa per il futuro.

E’ vero, io mi occupo del Wing Tsun perfetto, di come protrebbe essere. Un Wing Tsun che ha lo Yin e lo Yang, e che non escluda niente. Capisco che ciò possa confondere alcuni e addirittura essere inconcepibile per altri.

Potresti magari darci un’idea di come distingui fra i due tipi di Wing Tsung? Magari descrivendo prima il Wing Tsun tradizionale, quello che conosciamo?

Il Wing Tsun tradizionale è qualcosa di esterno o, secondo il mio Sifu, qualcosa di parzialmente interno e parzialmente esterno, anche se lui non lo descriverebbe così. Gli allievi imparano le forme tradizionali, praticate da soli, al fine di acquisire i movimenti in esse contenuti, assimilandole attraverso una ripetizione costante e ritmica, facendoli diventare automatismi. Poi imparano per ogni movimento un’applicazione che viene ripetuta a raffica finché non diventa una tecnica fissa. La difesa appropriata viene prodotta come risposta a determinati movimenti dell’avversario. L’attacco ha la precedenza rispetto alla difesa. L’attacco più efficiente sono i così detti “pugni a catena“. L’approccio è piuttosto aggressivo, con i paraocchi, e non ascolta gli argomenti, rilevanti che siano, dell’avversario. Per quanto riguarda la difesa, essa diventa necessaria soltanto se il pugno non sortisce l’effetto sperato. Se l’avversario riesce a difendersi contro colui che pratica Wing Tsun esterno, quest’ultimo si adatterà un minimo con le sue braccia e spalle. Egli adotterà appunto una posizione angolata (BongSao, TanSao) con il corpo in tensione, specialmente le scapole, così che la forza che gli viene scagliata contro viene scaricata, tramite la tensione di addominali, ginocchia e piedi, a terra. In questo modo la pressione dell’avversario finisce per spostare di 45 gradi colui che pratica Wing TsunQuesto è il Wing Tsun che è più conosciuto: è basato sull’uso delle braccia, comprende movimenti lineari, si basa sul concetto di cuneo e lavora su ciò che alcuni scienziati americani chiamano automatismi.

Dunque cos’è il WT che non si conosce, il WT come possibilità?

Per semplicità qui lo definirò WT interno, ma non ritengo che esista una vera e propria dicotomia. In questo stile di WT lo studente impara le forme tradizionali, ma non in modo che esse risultino in una serie di tecniche da applicare a tutti i costi. Nel WT interno non vogliamo imparare l’esercizio (dalle tecniche) ma vogliamo piuttosto imparare il principio delle tecniche grazie all’esercizio.  Come esercizio da fare da soli le forme ci aiutano a riunire in noi stessi il concetto del cuneo e della sfera. Nel WT interno è di fondamentale importanza non eseguire specifici movimenti secondo la nostra volontà, ma piuttosto esplorare l’ambiente circostante con movimenti e percezioni che ci permettono di capire gli input che ci arrivano dall’esterno. Dunque non è questione di utilizzare movimenti prefabbricati o mettere in moto automatismi tipici dei movimenti ritmici. Il percepire gli input che l’ambiente circostante ci fornisce ci permette di dare vita a movimenti specifici che risultano dall’interazione fra sfaccettature diverse dei principi di cui sopra. È tutta questione di “Potere marziale” (meglio noto come Jin-Power, a questo proposito vedi http://ymaa.com/articles/generating-jinQuesto è il WT che non si conosce. È guidato dal torso, mette in moto l’intero colpo, è sia lineare che circolare, trae ispirazione dal cuneo e dalla sfera. Mantiene una struttura rigida quando è necessario ma sorprendentemente è disposto a trasformarsi in qualcos’altro quando le circostanze lo richiedano. È in tensione (concetto di molla) senza essere rigido. Si comporta come il ramo di un salice che libera da solo della neve. Segue i principi del Buddismo Chan, non è basato su automatismi, riflessi condizionati o abitudine!”

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Wing Tsun EWTO

Wing Tsun EWTO

In occasione dell’inizio del corso di Wing Tsun Kung Fu EWTO per la città di Milano per l’anno 2013 – 2014  diamo la possibilità a tutti di poter partecipare gratuitamente ad uno stage introduttivo di Wing Tsun Kung Fu.

Lo stage si svolgerà a Milano città presso la palestra 360 Gym in via Moscati 11 nella giornata di Domenica 15 Settembre 2013 dalle 14:30 alle 17:00.

Lo stage è aperto a tutti;  dai neofiti che non hanno mai praticato arti marziali, o in genere corsi di autodifesa, ai praticanti di altre famiglie di Wing Tsun (Wing Chun, Ving Tsun, etc) e infine ai praticanti di altre arti marziali.

Durante lo stage si alterneranno fasi di teoria, esercizi a vuoto e in coppia, verrà presentato il programma di allenamento tradizionaleforme come Siu Nim Tao,Chum Kiu, le sezioni di Chi SaoInoltre verranno presentati i programmi della nuova didattica.

Oltre a me durante lo stage saranno presenti i miei assistenti che mi aiuteranno durante la lezione, tuttavia per mantenere un rapporto proporzionato fra assistenti e praticanti ricordo che è d’obbligo la prenotazione che può essere fatta via email scrivendo a david.calligaris@wingtsunmilano.com o telefonando alla palestra 360 Gym al numero 02-92805457

Programma dello Stage Gratuito di Wing Tsun

Teoria

Cos’è il Wing Tsun 

Storia & Leggenda

Wing Tsun tra Tradizione ed Evoluzione

Forme

Siu Nim Tao – Forma della Piccola Idea

Forme e didattica d’insegnamento

Esercizi con il partner

Blitz Defense Program

Folding Program

Colpitori

Focus & Scudi

Domande & Risposte

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Gran Master Kernspecht & Gran Master Schembri

Gran Master Kernspecht & Gran Master Schembri

Anche quest’anno consueto appuntamento con Gran Master Sifu Giuseppe Schembri (9 Grado MOC) per uno stage di Wing Tsun a Locarno in Svizzera a pochi kilometri di distanza con il confine italiano.

Gran Master Giuseppe Schembri è il secondo maestro di Wing Tsun più alto in grado in Europa. Allievo diretto del Gran Master Kernspecht ha recentemente ottenuto il nono grado superiore di Wing Tsun (divisa con la manica della maglietta gialla).

Per chi non ha mai visto il Gran Maestro Schembi in azione consiglio di guardare il video in fondo a questo post.

Lo stage di Wing Tsun si svolgerà a Locarno presso il Parco della Pace con il seguente orario:

Sabato 29 Giugno 2013 dalle 15:00 alle 17:30

Domenica 30 Giugno 2013 dalle 11:00 alle 13:30

Il costo per entrambi i giorni di stage è di 65,00 Euro (oppure 80 Franchi Svizzeri).

Il treno da Milano a Locarno se acquistato entro 15 giorni prima attraverso la tariffa SMART2 di Trenitalia costa 19,00 euro a tratta.

E’ possibile trovare inoltre una camera d’albergo per la notte di sabato 29 giugno al prezzo di 35 euro a persona.

Per aggregarsi a noi o ricevere maggiori informazioni inviate una mail a david.calligaris@wingtsunmilano.com

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Wing Tsun

Wing Tsun

Spesso quando si sente parlare di arti marziali, si sente la distinzione: arte marziale interna e arte marziale esterna.

In tutti questi anni di insegnamento e pratica mi sono innanzitutto trovato di fronte a delle interpretazioni alquanto bizzarre di questi due termini. Vediamo di iniziare con dei piccoli chiarimenti.

Arte marziale interna ed esterna non hanno nulla a che vedere con la posizione geografica dove si sono originate. Ad esempio interno ed esterno, costa della Cina. Esiste invece una distinzione geografica, ma viene fatta fra Nord e Sud della Cina.

Arte marziale interna ed esterna non hanno nulla a che vedere con il luogo dove veniva inizialmente praticata l’arte: se all’interno del tempio o palestra rispetto al giardino della palestra!

So che molte di queste affermazioni sembrano stupide, ma purtroppo mi è capitato di incontrare persone che facessero queste distinzioni.

Vediamo cosa si intende davvero per arti marziali interne ed esterne. Le arti marziali esterne prevedono un evidente uso esteriore di forza fisica che viene allenata con lo scopo di deflettere o bloccare il il colpo dell’avversario. Nella arti marziali interne invece la strategia di difesa non prevede di deflettere o bloccare il colpo, ma di rimuovere il bersaglio (es: corpo) del colpo. Le strategie per  rimuovere il bersaglio nelle arti marziali interne, poi, sono molteplici: possono andare dall’impulso visivo o attraverso il contatto tramite un impulso cinestesico o tattile. E’ per questo ultimo motivo che nelle arti marziali interne vengono praticati esercizi per lo sviluppo della sensibilità cinestesica (es: Chi Sao)

Il Wing Tsun è dunque un’arte marziale interna o esterna?

Dipende molto da come viene insegnato! In alcune scuole il Wing Tsun è uno stile puramente esterno i cui movimenti come Tan Sao, Pak Sao, Bong Sao, etc sono utilizzati per deflettere o bloccare/arrestare i colpi dell’avversario e viene insegnato così per tutto il percorso dello studente.

In altre scuole invece viene insegnato inizialmente un approccio esterno, più semplice da imparare agli inizi e di maggior efficacia, per poi man mano che si avanza, insegnare un approccio sempre più interno, questo perchè un’arte marziale interna richiede molto più tempo e lavoro per essere efficace.

A mio parere nella sua essenza massima il Wing Tsun è un’arte marziale completamente interna. Come la leggenda del Wing Tsun ci ricorda lo stile è stato inventato non da una donna ma da due (NgMui e Yim Wing Tsun) e inoltre lo stile prende il nome dall’allieva, non dalla maestra. Perchè prendo in evidenza questi fattori?

Secondo me queste due fattori sono dei rafforzativi per farci ricordare che è uno stile per persone deboli fisicamente. Dunque secondo quale principio (fisico, biomeccanico) una persona debole potrebbe rimuovere o bloccare (arte marziale esterna) un colpo dalla sua traiettoria senza danneggiarsi nel momento di farlo? Sono duque dei rafforzativi per ricordarci che il Wing Tsun deve essere unarte marziale totalmente interna?

Vi lascio ora con questi interrogativi. Se volete approfondire l’argomento vi invito a venire ad una mia lezione di Wing Tsun Kung Fu a Milano, per informazioni mandate una mail a: david.calligaris@wingtsunmilano.com

Spero di riuscire a trovare del tempo prossimamente per scrivere un post su questo blog di Wing Tsun Milano riguardo l’uso dell’uomo di legno nelle arti marziali interne ed esterne.

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MaiorcaItalianGroup

Anche quest’anno si è svolto lo stage internazionale di Wing Tsun EWTO a Palma di Maiorca tenuto dal Gran Maestro Keith Kernspecht , Gran Master Giuseppe Schembri e Dai Sifu Oliver Konig, Dai Sifu Andreas Gross e Master Stefan Crnko capo istruttori della Spagna.

Quest’anno la presenza italiana è stata più alta degli scorsi anni oltre a me e Mauro si sono aggiunti il mio allievo Giuseppe, Max (II TG) dal Friuli Venezia Giulia il quale ringrazio perchè in questi ultimi anni mi fa sempre compagnia in questi stage in EuropaMicky dalla provincia di Gorizia ed Elisa della provincia di Pisa.

Lo stage si è svolto anche quest’anno sulla spiaggia di Cala Rajada a Nord Est dell’isola di Maiorca e grazie a delle stupende giornate di sole non sono mancate le prime scottature.

A livello tecnico le giornate sono state divise fra lo studio dei programmi tradizionali (sezioni di chisao, forme ) e i programmi della nuova didattica. Importante parte dello stage sono state le quotidiane due ore lezione pomeridiana con Sigung accessibile solo dai gradi tecnici in cui si sono affrontati temi avanzati come la Forma dei Doppi Coltelli (Bart Cham Dao) e i programmi per Gradi Tecnici e Gradi Master della nuova didattica.

Siamo riusciti a dare un occhiata in anteprima anche alla copia in bozza nuovo libro di Sigung Kernspecht (L’essenza del Wing Tsun) che verrà presentato durante lo stage di Hockenheim a metà del mese di maggio.

Bellissima esperienza che speriamo di ripetere anche il prossimo anno magari sempre con un gruppo più numeroso !

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Si-Hing Mauro - Allenamento al parco

Sihing Mauro – Allenamento al parco

“Don’t be stuck in the Form. Never.”  Non fermarti nella Forma.

Quante volte mi sono sentito ripetere queste parole dal mio insegnante. E le sento tutt’ora, dopo oltre due anni di pratica, perché il rischio è sempre dietro l’angolo. La tentazione di imparare “a memoria” un esercizio, invece che imparare ad “agire a memoria”, ossia in modo istintivo, è sempre lì. Apprendere l’esercizio invece che dall‘esercizio.

All’inizio, ovvio, il rischio è più concreto, anzi è scontato. Quando inizi a praticare WingTsun hai pochi riferimenti attorno. Ti trovi in un mondo che per sua natura ha ben pochi punti fermi, se non vaghi concetti fumosi di “cedimenti”, “morbidezza”, “adattamento”. Bla, bla bla… Tante parole. Sai solo che dovunque ti giri senti qualcuno che ti dice “Non irrigidirti! Non bloccare!” e così tu, bravo e ubbidiente allievo, non blocchi. E ti prendi un pugno in faccia. Poi un altro. E un altro ancora. Non sai che fare, senti la frustrazione salire, ma non sai come salvarti il muso. Non sei preparato e ti aggrappi a quello che puoi. Le Forme, così come tutti gli esercizi più strutturati (sezioni1, routine..), sono gli unici punti di riferimento che trovi e così finiscono ben presto per diventare il tuo “obiettivo”. Sei determinato, vuoi fare l’esercizio bene, fluido, perfetto. Segui un percorso, ma non ti accorgi che stai sbagliando strada. L’obiettivo non è l’esercizio, non è la sezione o la routine, ma quello che c’è dopo, il “principio” che sta dietro. L’esercizio in sé è solo un mezzo. Questo perché non si tratta di “tecniche” da imparare (in quel caso l’approccio sarebbe corretto), ma di reazioni del corpo da interiorizzare. È quello il vero scopo dell’esercizio. Cascare nell’errore è però facilissimo, anche quando ne sei pienamente consapevole.

Cedere, adattarsi, assorbire sono concetti fantastici, ma alle orecchie del principiante sono solo belle parole, perché purtroppo il cervello e il fisico non sono una macchina razionale, vanno ad istinto. E all’inizio l’istinto è quello ‘sbagliato’, porta ad irrigidirsi e così….blocchi! Bloccare – o parare, come si è soliti dire – per  un praticante di WingTsun equivale al supremotremendocattivissimopeggior errore che si possa commettere.  Sei colpevole e da condannare alla pena massima: legato all’uomo di legno a subire pugni a catena per l’eternità 😀 (Si scherza, obviously…)

Quindi, dicevamo, cerchi di stoppare tutti i colpi dell’avversario. Perché? Perché da sempre, da quando siamo piccoli, abbiamo imparato a fare così, a buttare le mani avanti e stoppare ciò che ci arriva addosso. C’è poco da fare, se cado metto le mani avanti e evito di lasciare i denti sul pavimento. Allo stesso modo, se mi arriva un pugno in faccia, butto le mani avanti e lo blocco! Mi proteggo! La prima parte – lanciare le mani avanti a sé – è ottima, la seconda invece non è la soluzione migliore, almeno non contro chi è più forte di te. Muoversi, spostarsi, uscire dal target è forse più efficace. Ma dopo anni di ‘condizionamento naturale’, non puoi riprogrammare il cervello con semplici parole solo perché il tuo insegnante di WT dice che si fa così. Devi quindi fornire input costanti, ogni giorno, fino a che non cambi modo di agire. La didattica serve a questo, non a ricreare possibili situazioni reali. La realtà non sarà mai come in un esercizio. Sono balle! Forse può valere negli sport da combattimento, dove tra lo sparring e l’incontro le differenze sono minori. Ma rispetto ad una rissa da strada o a un aggressione, c’è in mezzo un mare. Troppe variabili, molta tensione in più, il cervello che ti mostra la scritta “temporarily unavailable” e i muscoli – specialmente quelli delle braccia – che si contraggono e ti immobilizzano. Un esercizio non potrà mai ricalcare questa situazione, è da ingenui crederlo. Non è quello il suo obiettivo.

Gli esercizi e le forme da tuoi amici possono diventare i tuoi peggiori nemici, se non sei in grado di gestirli bene. Dalla chiave per la libertà diventano la tua gabbia, auto-costruita per giunta.

La sfida, quindi, non è fare l’esercizio alla perfezione, ma capire cosa vuole trasmettere e farlo talmente tante volte da innestare una reazione spontanea e inconscia allo stesso stimolo in una situazione reale e inattesa. Già, la ciccia è tutta qui. Che quando ci alleniamo sappiamo cosa vuole fare l’avversario, ce lo aspettiamo (ovvio…) e quindi reagire è infinitamente più semplice. In una situazione reale invece non abbiamo idea di cosa farà il nostro potenziale avversario. Imparare a memoria gli esercizi espone proprio a questo problema. Se invece permettiamo al corpo di imparare i movimenti (intesi come reazioni, non come tecniche) che quel particolare esercizio vuole sollecitare, allora avremo una speranza in più di reagire in modo efficace.

La linea che separa le due cose è sottile e quasi invisibile. Come fare allora ad allenarsi bene?  Come riconoscere se si è sulla strada giusta? Beh, dalla mia breve esperienza posso dire che nel momento in cui vi accorgete che un esercizio vi riesce da manuale, tanto che state per chiamare l’amico con l’iphone per farvi riprendere e caricare il video su youtube…..quello è proprio il momento in cui “iniziare” ad allenarlo sul serio. Se l’esercizio può darvi qualcosa, lo farà DA QUEL MOMENTO in poi. Non prima. Fermarsi lì equivale a conoscere una ragazza, chiacchierarci tutta la sera e quando lei sta per lasciarvi il numero, cambiare tavolo. Non molto utile, vero? So, don’t stop, go on practicing!

E se il vostro compagno di allenamento è in gamba, cercherà di mettervi in difficoltà, di variare leggermente gli attacchi, per non farvi abituare e non farvi eseguire l’esercizio e basta. Se supererete brillantemente questi ostacoli, allora potrete andare fieri di aver fatto un buon lavoro.

Come mi ripete sempre il mio insegnante (che è effettivamente un po’ troppo logorroico), le sezioni e tutti gli esercizi sono solo un ponte per andare da qualche parte. Non sostate su quel ponte. Non è importante l’esercizio o la sezione. Potete creare i vostri personali esercizi, sezioni, routine, quello che volete. Le sezioni in particolare sono solo una delle migliaia di modi di allenare una particolare reazione. Scegliete voi il modo che preferite. Probabilmente ci sono modi migliori, esercizi ugualmente efficaci, se non di più. Quello che conta è l’idea, il principio custodito nell’esercizio. Quello è l’unica cosa che deve essere rispettata.

Non pensate “Questa è la sezione e in combattimento devo fare così.” No, shit, via, dimenticatelo. Il WingTsun non insegna “movimenti”, insegna a muoversi. È questo forse l’aspetto che più differenzia questo stile rispetto alle altre arti marziali. È questa, forse, la lezione più importante che io abbia imparato.

Mauro De Toni

(1) Piccola nota sulle sezioni. Le sezioni sono delle sequenze prestabilite di attacchi e difese – una sorta di Forme fatte in due – basate sulla pressione corporea. In soldoni chi attacca genera una pressione (attraverso un pugno, una spinta, …) e chi difende reagisce su impulso di quella pressione, agendo dunque attraverso uno stimolo tattile e non visivo. Sia gli attacchi sia le difese sono già definiti, quindi si tratta di uno stimolo tattile “facilitato”, banalmente perché so già cosa farà il mio avversario. Eseguire correttamente le sezioni è però ben più complesso di quel che si creda. Ogni Sezione è composta da un determinato numero di attacchi e difese, in una specie di coreografia. Da notare bene che, per i motivi sopra espressi, non sono una simulazione di combattimento, ma fanno invece parte di un programma didattico. Come detto nell’articolo – ma ribadirlo non fa mai male :p – lo scopo delle Sezioni e di tutti gli altri esercizi è quello di insegnare in modo “sistematico” determinate reazioni corporee, da richiamare poi istintivamente al ‘momento giusto’ (si spera mai…).

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